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Viaggio in Umbria, beato chi osa

Il gin in Umbria? È un prodotto di queste parti, come testimonia Gin Todi, al 100 per cento umbro con foglie di olivo, scelto anche da Alain Ducasse per alcune preparazioni. Lo realizzano due donne arrivate da Milano e Napoli, ormai umbre di adozione, che hanno scoperto i segreti della natura nel cuore verde d’Italia.

Scordatevi dunque l’idea di un’Umbria compassata, tanto bella quanto chiusa e convenzionale. Le nuove generazioni propongono un viaggio in una regione che è in realtà un mix di contaminazioni e che è in grado di rendere contemporanea la tradizione. Come? Puntando sulla qualità a prezzi contenuti rispetto al resto del Paese. Si può dormire in antiche torri, fare colazione su un albero e pranzare affacciati su un lago che unisce tre diverse regioni.

D’Annunzio e i segreti di Torre Almonte

A pochi chilometri dagli edifici medievali che incorniciano Todi, con la suggestiva piazza del Popolo e il maestoso Palazzo del Capitano, c’è Frontignano, una piccola frazione immersa nel verde. Qui sorge dal Tredicesimo secolo Torre Almonte, meta ambita di americani, canadesi, australiani, ma anche gruppi italiani che scelgono di dormire fra queste mura ricche di storia, nate come fortezza, passate poi nelle mani di due antiche famiglie, gli Atti e i Tobioli, per essere recuperate dal professor Enrico Menestò e dalla moglie Raffaella Gabetta. La torre gode della luce riflessa della poetica memoria che Gabriele D’Annunzio fece di Barbara Atti nel sonetto “A Todi”: è possibile che il vate abbia visitato il maniero in uno dei suoi soggiorni in zona. Oggi questa  antica torre d’avvistamento è diventata una residenza di charme sapientemente arredata, un doppio sogno tra Medioevo e design. E qui sorge il quartier generale delle due donne del gin, Raffaella Gabetta e l’amica Eralda Pezone. Hanno selezionato diverse botaniche oltre al ginepro, che da queste parti si trova ovunque. “Quello dell’Appennino Umbro-marchigiano è il ginepro migliore del mondo – spiega Raffaella -Tanto che per questo motivo nel Settecento un inglese decise di trasferirsi in Umbria”. Oggi nella regione esistono solo due etichette di gin. Uno è quello prodotto da Raffaella ed Eralda, distillato come nell’Ottocento da un alambicco a  vapore restaurato. Con una veste contemporanea che omaggia il territorio: l’etichetta rappresenta il rosone cinquecentesco del Duomo di Todi in una versione scomposta.

di MONICA GUZZI
https://www.quotidiano.net

 

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